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DE HAVILLAND Venom Mk 4 DH112, 6° Squadrone della RAF

von Laurent Chaperon
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Finalmente il verdetto: il volo
. Eh sì, tutti i miei calcoli, i test, le riflessioni e le teorie degli amici troveranno conferma nei minuti di volo che seguiranno. Niente più scuse: il modello è pronto, il tempo è buono, gli amici non vedono l’ora e le bottiglie sono in fresco. Il modello è in fondo alla pista, acceleratore a fondo, rilascio i freni. Il Venom accelera bene sulla nostra pista asfaltata. E, oh sorpresa, dopo soli 50 metri, si sta già alzando come risucchiato nel suo elemento, senza cambiare assetto. Seguono la stabilizzazione in quota, il rientro del carrello e un’accelerazione. Vola! Il pilotaggio è una delizia: morbido, ampio, fluido… sicuramente fedele alla realtà. Qualche

regolazioni di trim, e il piacere del volo è già lì a far dimenticare le ore di costruzione. Dopo 10 minuti di volo, è ora di tornare sul pianeta Terra. Gas ridotto, fari fuori e accesi, flap aperti a metà. Il muso sta già piombando verso il basso. È un buon segno... segue la traiettoria di avvicinamento, flap estesi al massimo, acceleratore al minimo. Planando, planando e non smette più di planare! Il Venom sfodera allora la sua arma segreta: freni aerodinamici sul bordo di uscita dell’ala che si inclinano come gli aerofreni di un aliante. E funziona! L’atterraggio è rapido ma accettabile per un primo volo. Le qualità di volo sono sorprendenti-


Caratteristiche del modello:
Spedizione:spedizione 1996 Suez
Apertura alare:3,2 m
Peso:25 kg
Motore:reattore Jet Cat P160.
Funzioni:aletta, elevatore, acceleratore, carrello, flap, aerofreno, freno ruota, sterzo ruota, fari
Costruzione:fusoliera e trave in fibra di vetro
; ala in schiuma espansa + balsa + fibra
Tempo di costruzione:1500 ore

Radio Graupner 35 MHz + ricevitore S-PCM 20
. Batteria 2× 7,2 V per la ricezione, 7,2 V per il motore e 9,6 V per i fari.
Video: www.rcjet.ch o www.youtube.com: chapi venom


cariche per un aereo a pieno carico. Le ali larghe e portanti, tipiche dei primi jet degli anni ’60, non sono estranee a questo fenomeno.


Conclusione

In conclusione, direi che progettare interamente il proprio modello, piccolo o grande che sia, rimane una sfida meravigliosa e istruttiva



e appassionante. Anche questo aereo è nato in uno spirito di squadra. Ringrazio gli amici che mi hanno sempre aiutato nelle mie realizzazioni.

Laurent Chaperon,
St-Gingolph
lchapi@bluewin.ch




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