Un velivolo bimotore degli anni Settanta torna in vita
I più anziani tra noi si ricordano sicuramente ancora di Dave Platt e dei suoi modelli in scala, vero? La mia carriera nel mondo dei modelli in scala è iniziata comunque alla fine degli anni ’70 con il suo T-28, prima di ottenere successi con il Bücker Jungmeister.
Dave non si limitò però a costruire modelli in scala, ma progettò anche un aereo da acrobazia bimotore chiamato Duellist 240. Il numero 2 indica il numero di motori e il 40 la cilindrata massima. Secondo quanto riportato su Internet, il modello fu lanciato
nel 1977. Aveva un'apertura alare di 162,5 cm ed era, come già detto, progettato per motori fino a circa 6,5 ccm. Diverse riviste, come ad esempio «RC Modeller», presentarono il modello e ne lodarono in gran parte le caratteristiche di volo. A quanto pare, il modello volava bene anche con un solo motore. Il trucco per farlo funzionare, a quanto pare, era semplicemente ridurre a metà l’accelerazione e poi individuare quale motore si fosse spento. Il modello mi piaceva già allora, ma non osavo cimentarmi con quelli bimotore. La PICA ne produceva anche un kit di montaggio.
Circa due anni fa, nel tardo autunno, ho trascorso molto tempo in un
piccolo appartamento a Basilea, poiché mia moglie era ricoverata in ospedale da un po’ di tempo. All’improvviso mi è tornato in mente il «Duellist» e ho setacciato Internet nella speranza di trovare un progetto utilizzabile. La fortuna mi ha assistito e ho effettivamente trovato il progetto PICA scaricabile in formato PDF ad alta risoluzione. Ho trovato anche il progetto originale di Platt, che però era di scarsa qualità, ma che in seguito si è comunque rivelato utile.
Per gli standard odierni, il modello sarebbe piuttosto piccolo, con un'apertura alare di 65". Avevo in mente qualcosa di
più grande, in modo da poter ospitare due batterie 5S nelle gondole motore. Un mio amico modellista, nonché ex collega di lavoro, è riuscito a trasferire il progetto su CAD e poi ad ingrandirlo fino a raggiungere un'apertura alare di 195 cm. Grazie, Oli. Così mi sono ritrovato ben presto con due grandi rotoli di carta. Sul piccolo tavolo da pranzo non c'era più spazio.
Per prima cosa ho riflettuto a lungo su carrelli e freni adatti (pista con fondo duro!). Tuttavia, tutte le soluzioni avrebbero aumentato eccessivamente il peso. I motori scelti e i relativi regolatori Hobbywing hanno però risolto il mio problema dei freni in un colpo solo! Hanno infatti la spinta inversa! L’altezza massima da terra è determinata dalla posizione del carrello principale e ha limitato il diametro delle eliche a 13". Le Leo 3525-620 si adattavano perfettamente. Come carrello, dopo una lunga ricerca, ho scelto infine il Giezendanner con fili da 4,5 mm. Mario me li ha piegati su misura!
Ciò che però non mi tornava affatto nel disegno del PICA erano gli angoli, a mio avviso strani, delle ali e della coda. Sì, c’era già un angolo di incassatura di circa 0,5°, ma l’ala era fortemente inclinata rispetto all’asse della fusoliera e di conseguenza lo era anche la coda. Di conseguenza, i motori presentavano un’elevata inclinazione negativa, persino maggiore rispetto all’inclinazione dell’ala. Una rapida verifica del progetto originale di Platt mi ha mostrato che in quello tutto era impostato a zero. Questo mi andava decisamente meglio e ho quindi scelto i classici 0,5° per l’ala e 0° per l’impennaggio. Anche i motori non presentano alcuna inclinazione. Per questo ho dovuto adattare il progetto, cosa non proprio semplice nel caso dei motori, e anche determinare la lunghezza del carrello anteriore è stata una vera sfida.
Il progetto prevedeva originariamente un’ala a centine. Volevo però cimentarmi ancora una volta con un’ala in polistirolo. Il foglio da ritagliare risaliva a...

Ne avevo ancora un po’! E da RIK sono riuscito a comprare anche dell’abachi da 0,7 mm nelle dimensioni desiderate. Jürg Fellmann mi ha aiutato con il taglio. In mancanza di una pompa a vuoto, le ali, incollate con resina epossidica, sono state pressate tra due assi spesse, serrate con 10 tiranti filettati. Prima, però, sono state inserite le assi del carrello di atterraggio, i longheroni posteriori e i supporti dei servocomandi, compresi i cavi. Non dovevano mancare i cavi del regolatore e dei sensori. Era necessario un longherone posteriore diviso longitudinalmente a causa degli alettoni e dei flap di atterraggio profondi.
Dopo aver incollato insieme le due metà delle ali e aver applicato il rinforzo in vetroresina, è stata la volta delle gondole motore. In questa fase, la sfida è stata trasferire il contorno dell’ala sulle assi laterali, in modo che i ritagli corrispondessero al profilo. Continuavo a confrontare le gondole da lontano, per assicurarmi che entrambe fossero posizionate in modo identico sull’ala.
La modellatura del modello è stata realizzata in diversi punti con blocchi di balsa di dimensioni più o meno grandi. Dal mio precedente datore di lavoro avevo ancora diversi blocchi adatti, che Richi Kläger della RIK Balsa mi ha sgrossato. Con una grande levigatrice a nastro si fa in un batter d’occhio!
Successivamente è stata la volta della fusoliera, che ho assemblato capovolta rispetto alle istruzioni di montaggio. Forse non è stata l’idea migliore (a
causa del ritaglio della cabina). Un supporto trasversale avrebbe aiutato. Ma in compenso il grande blocco del muso si adattava perfettamente! Ecco come appariva il modello poco più di un anno fa.
Ora mi aspettava il (penultimo) punto cruciale: la calotta della cabina! Non ne avevo mai modellata una del genere da solo e, inoltre, con i suoi oltre 30 cm è piuttosto lunga. Ho realizzato il modello originale con circa 70 dischi ellittici di abachi, che a loro volta mi erano stati tagliati al laser da un caro collega.
Kurt Eich mi ha consigliato il PETG da 0,7 mm come materiale, ma nemmeno lui aveva mai stampato pezzi così grandi. Qui è intervenuto di nuovo Jürg, che aveva già stampato diverse serie di carrozzerie per automobili. Ha ingrandito il telaio di tensionamento in modo che potesse ancora entrare a malapena in un normale forno. La prima estrusione è stata subito un successo e ora impreziosisce il modello!
La colorazione con la pellicola è un argomento a sé stante. Inizialmente mi piaceva il blu cromato di Oracover. Tuttavia, non riuscivo proprio a gestire questa pellicola molto rigida. A quanto pare, però, non sono l’unico. Ora ne resterebbero ancora circa 4 m a un prezzo conveniente. Dopo essere tornato ancora una volta in campo con il mio Miss Ultimate di Seb-Art, è scattata la scintilla. Doveva essere rosso-nero, anche se era chiaro che il nero al sole sarebbe stato problematico.
Ed ecco come si presenta ora il mio Duellist XL: ho puntato su circa il 30% di MGC, proprio come facevo un tempo. Il primo volo

ha però dimostrato che il 25% in più è meglio. Quindi è stato rimosso il piombo dalla coda.
Il modello, anche con un peso al decollo di 6,5 kg, ha una potenza assolutamente sufficiente e, con le batterie da 5000 mAh, garantisce un'autonomia di volo molto lunga. Le gambe del carrello si sono rivelate un po’ troppo
flessibili. A causa della scarsa altezza da terra, le eliche ne risentono continuamente. Forse in futuro ci saranno altre molle.
Ora mi godo di tanto in tanto questo modello fuori dal comune.


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