Editorial

Equilibrio perduto

von Emil Ch. Giezendanner
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Cara lettrice, caro lettore

Il lunedì di Pentecoste, durante la nostra amata pausa caffè in ufficio, ho chiesto ai miei colleghi se avessero qualche suggerimento per l’editoriale. Probabilmente era inteso più che altro come uno scherzo e siamo passati a un altro argomento. Due o tre ore più tardi, dopo cena, mi sono informato sul tablet sullo stato della missione SpaceX e da lì sono finito, tra l’altro, su bluewin.ch. Ho dato una rapida occhiata ai titoli degli articoli sul weekend di Pentecoste e ho dovuto constatare che, purtroppo, per molti nostri contemporanei l’illuminazione pentecostale non c’è stata. Omicidi, accoltellamenti, sparatorie. Aggressioni contro agenti di polizia, autisti di autobus e persone innocenti a non finire. Che cosa sta succedendo alla nostra società? Comportamenti aggressivi come conseguenza dell’anonimato e dello stress da sovraffollamento? Beh, i nostri media troveranno sicuramente gli esperti giusti.

A me tutta questa situazione non passa sempre così facilmente, e mi chiedo se tutte le idee ben intenzionate e i tentativi di soluzione delle nostre autorità non portino a risultati insufficienti. Se non si debba fare di più. Penso in particolare alle nostre istituzioni educative a tutti i livelli. Qui è assolutamente necessario investire di più; non nell’accumulo di conoscenze, che comunque possono essere scaricate dal World Wide Web, ma nella formazione delle persone. Se, ad esempio, nelle nostre università i relatori che non rappresentano una linea politica attualmente dominante vengono zittiti a forza di urla, ciò non è solo intollerante, ma anche stupido. Molte di queste persone le ritroviamo in seguito in cariche pubbliche e nelle autorità. Certo, non tutte si trovano a dover affrontare le condizioni lamentate all’inizio. Ma quando, nel loro incarico, molestano concittadini e contribuenti innocui con vessazioni legali assolutamente inutili,

favoriscono l’illegalità e il disamore verso lo Stato. Devo definire senza se e senza ma come pura carta straccia le leggi sull’aeromodellismo elaborate con grande dispendio di energie dagli avvocati dell’EASA e, allo stesso tempo, porre la domanda: Noi, le nostre autorità e la politica, non abbiamo davvero altre preoccupazioni e niente di meglio da fare? È vero che le leggi sul modellismo aereo non risolvono i nostri problemi sociali. D'altra parte, la politica deve garantire che gli organigrammi e i bilanci delle nostre amministrazioni siano separati, in base a ciò che è socialmente importante e urgente, dall’inutile frenesia burocratica. In questo modo potremo raggiungere, nel lungo periodo, un equilibrio tra la tutela statale e la promozione della responsabilità individuale.

Con cordiali saluti da modellista

Emil Ch. Giezendanner



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