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Museo dell’aeromodellismo: una collaborazione tra competenza e tenacia

von Urs Leodolter
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Cosa rende speciale il nostro hobby? Sono i bei ricordi, i successi, le innumerevoli ore trascorse in officina, il tempo passato con gli amici, o qual è davvero il grande fascino? Probabilmente sono tutte le ragioni che ci vengono in mente per spiegare perché amiamo trascorrere il nostro tempo libero dedicandoci al modellismo aeronautico, ed è proprio questo che rende speciale il nostro hobby.


Un tesoro di ricordi

Ma non sono forse anche i ricordi del primo modellino, del primo incidente, del primo telecomando, un’esperienza dell’infanzia strettamente legata al modellismo aereo? Me lo ritrovo spesso, quando gli appassionati di modellismo visitano la mia collezione e mi raccontano le loro esperienze relative a un determinato pezzo della collezione. Spesso mi viene chiesto: «Hai anche questo pezzo nella tua collezione?» «Sì, certo, laggiù in fondo!» E subito viene raccontato un altro piccolo aneddoto. Sono proprio queste storie a rendere speciale il nostro hobby.

Ho molti modelli, radiocomandi e accessori strettamente legati a una persona o a una storia particolare. Ad esempio: «Soll ä mal cho!», sicuramente molti ricorderanno quell’episodio di «Kamera versteckt». Il modellino è appeso al soffitto del mio museo. Hampi Senn ha fatto volare il modello Graupner Max nascosto dietro un cespuglio e Kurt Felix ha creato un classico della televisione che, anche 50 anni dopo, è più attuale che mai.


Per cominciare, un Variprop

Ho iniziato a collezionare all’inizio degli anni 2000. All’inizio solo il mio primo radiocomando: un Vario-prop giallo della Graupner. Mi sono subito reso conto che, con un po’ di perseveranza, si può trovare praticamente di tutto. E oltre al modello 6S, piuttosto economico, c’erano anche un 8-, un 12- e un 12-canale a 35 MHz. È così che è iniziato tutto. Volevo di più: tutti i sistemi Graupner, dal primo modello standard agli ultimi Vario-prop della fine degli anni ’70. Poi si sono aggiunti i kit di montaggio, i motori, gli accessori e – appunto – i modelli con una storia. Oggi, a quasi 25 anni di distanza, ho allestito nella mia nuova casa una sala di 150 m² adibita a museo. Molti modellisti ormai anziani mi hanno ceduto i loro vecchi modelli, i radiocomandi e le riviste, quindi la collezione cresce rapidamente. Purtroppo lo spazio nel museo sta già diventando di nuovo insufficiente, ma almeno una parte di tutto questo sarà conservata per i posteri.


E adesso?

Due amici sono venuti da me e mi hanno chiesto: «Cosa ne sarà della collezione quando non ci sarai più?» Finora avevo rimosso questo argomento. Dopotutto sono ancora «giovane» e ho tutto il tempo per organizzarmi. Ma anch’io sto invecchiando e l’idea di una fondazione mi è sembrata molto interessante. Ora stiamo riflettendo su come fondare una fondazione dedicata al museo del modellismo aeronautico, per preservare la collezione della nostra storia anche per i futuri piloti di modellini. I musei o le collezioni dedicati al modellismo aeronautico sono pochi in tutto il mondo. In Germania c’è una piccola mostra al Museo del Volo a Vela sulla Wasserkuppe. Poi mi viene in mente solo il Museo AMA a Muncie, negli Stati Uniti. Tutto il resto dovrebbe essere gestito da privati. ■

Urs Leodolter,
[www.leodolter.ch](http://www.leodolter.ch)

Da non dimenticare:
Retroday, 13 luglio 2024



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