Geschichte

Possiamo imparare qualcosa dall’aquila?

von Rolf Girsberger
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L’aquila, che volteggia maestosamente nelle correnti ascensionali, rappresenta per noi l’incarnazione perfetta del volatore a vela. Nelle Alpi svizzere è diffusa l’aquila reale. Il suo nome scientifico è Aquila chrysaetos. L’escursionista medio e il turista, tuttavia, vedono solitamente questo rapace, il più grande delle nostre latitudini, solo da una distanza tale che, anche a occhio nudo, è difficile distinguerne i dettagli. A volte gli appassionati di aeromodellismo raccontano di incontri con aquile che hanno cercato di scacciare i modelli di alianti telecomandati dal proprio territorio con finte aggressioni.



Il volo dell’aquila

Il volo dell'aquila reale è descritto nel Manuale degli uccelli dell'Europa centrale [1, pag. 661 e segg.] come segue:

«Specialista del volo planato e della navigazione a vela, che raramente si osserva in volo a remi puro. Nei voli a lunga distanza, di solito non si dirige direttamente verso la sua meta, ma, sfruttando le correnti ascensionali favorevoli, sale a un’altezza tale da poterla raggiungere, se possibile in un unico tratto, in volo planato (se guadagna quota a sufficienza, in questo modo attraversa le valli alpine più ampie e, ad esempio, nel Mare delle Ebridi percorre senza sforzo distanze di 13 km da un’isola all’altra). Regolando l’angolo di planata e la posizione delle ali (spesso ripiegate a metà), si muove con la stessa facilità sia con il vento che controvento; inoltre, la velocità di planata può essere aumentata di tanto in tanto con alcune potenti battute d’ali. Vola in cerchio con le ali leggermente inclinate in avanti, sollevate sul dorso formando una chiara V, le estremità delle penne primarie ampiamente divaricate e ricurve in modo ancora più evidente rispetto alla poiana, e la coda in continuo movimento, ora ampiamente a ventaglio, ora stretta e ripiegata (in volo planato le ali appaiono meno spigolose e la coda è chiusa).»

Le posizioni tipiche delle ali dell’aquila reale in volo planato sono illustrate nella figura 1. Le immagini di volo contrassegnate con la lettera S corrispondono, secondo la descrizione sopra riportata, al volo circolare, mentre l’immagine contrassegnata con la lettera G ritrae piuttosto una fase di planata. La figura 2 mostra, prendendo come esempio l’avvoltoio – un planatore eccellente quanto l’aquila – in quanti modi diversi le ali possano essere adattate alle diverse esigenze del volo planato e del volo a planata. (Nelle nostre Alpi, tuttavia, non si osservano avvoltoi!)

La complessa struttura, la mobilità e la regolabilità dell’ala dell’aquila sono sorprendenti. Il braccio, ovvero l’ala interna, è paragonabile all’ala di un aereo. La mano, invece, ovvero l’ala esterna, è regolabile in modo ottimale con le sue penne per ogni fase di volo. La figura 3 offre un’idea dell’imponente apparato di volo dell’aquila di mare.


Il volo dell'aquila nelle correnti termiche di pendio

Quando una massa d’aria in movimento viene sollevata dalla conformazione del rilievo, si genera la corrente ascensionale di pendio. Se in questa corrente di pendio, più o meno regolare, si formano anche correnti termiche a seguito dell’irraggiamento solare, si parla di termica di pendio. A seconda della pendenza del terreno, dell’intensità del vento di pendio e della corrente ascensionale termica, le colonne termiche salgono più o meno lungo il versante. Tutti coloro che praticano il modellismo aereo nelle Alpi conoscono bene questa situazione. È ideale per osservare gli uccelli che volano nelle correnti termiche, poiché questi salgono dalle profondità, passando davanti all’osservatore, verso il cielo.

*Foto Keystone.*



Figura 1: Posizione tipica di volo dell’aquila reale.



Figura 2: Profilo alare variabile.



Figura 3: Apparato di volo dell’aquila di mare (*Haliaeetus albicilla*), 1 = ala anteriore (da [2]).

Figura 4: Posizione delle ali dell’aquila reale.



Cosa notiamo quando abbiamo la fortuna di osservare un’aquila mentre vola sulle correnti termiche del pendio? Già da una certa distanza si vede chiaramente come sposti i suoi cerchi per rimanere sempre nella zona di massima ascensione. Avvicinandoci, con il binocolo si può osservare il movimento delle singole penne primarie. Notiamo che l’uccello, quando si allontana dal versante e quindi si gira controvento, allarga al massimo le penne primarie. Esse formano un’ala a fessura composta da diverse ali singole o, per usare un termine della costruzione di turbomacchine, una griglia alare. Questa posizione alare corrisponde alle figure di volo contrassegnate con la lettera S nella figura 1. Quando l’uccello vira verso il pendio e quindi si allontana dal vento, le penne primarie vengono leggermente ripiegate all’indietro. Le singole penne di volo si sovrappongono in gran parte e la sagoma alare assume una forma leggermente affusolata verso l’esterno, paragonabile alla figura di volo G nella figura 1. Queste due fasi del volo in curva, che possono essere definite fase di vento contrario e fase di vento a favore, sono illustrate nuovamente nella figura 4.


Tentativo di interpretazione del comportamento di volo nelle termiche di pendio e insegnamenti per il volo a vela radiocomandato

Dalle immagini di volo si può dedurre che la salita dell’aquila reale nelle correnti termiche di pendio sia instabile, poiché nella fase di vento contrario vola evidentemente con un coefficiente di portanza più elevato rispetto alla fase di vento a favore. L’uccello sembra aver imparato che con questa tattica di volo può salire più rapidamente rispetto a quanto farebbe volando con un coefficiente di portanza mantenuto il più costante possibile.

Prendiamo esempio dall’aquila e proviamo a imitarla! In una situazione analoga di corrente ascensionale, ciò significa per i nostri modelli di alianti radiocomandati: aumentare il coefficiente di portanza nella fase di vento contrario «tirando» leggermente il timone di profondità e ridurlo «spingendo» leggermente il timone nella fase di vento a favore. Nei modelli dotati di flap di curvatura si può provare ad aumentare leggermente l’escursione dei flap nella fase di vento contrario e a ridurla leggermente nella fase di vento a favore. Non dimentichiamo però, oltre a queste manovre di volo, la cosa più importante: l’osservazione attenta del modello e di tutti i fattori legati al vento e ai comandi!


Bibliografia:

- [1] U.N. Glutz v. Blotzheim (a cura di), Manuale degli uccelli dell’Europa centrale, volume 4: Falconiformes, Akad. Verlagsgesellschaft, Francoforte
1971/1979- [2] H. Hertel, Biologia e tecnica – Struttura, forma, movimento, Krausskopf-Verlag, Magonza 1963



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