Lettera al direttore
Egregio signor Giezendanner
In qualità di presidente del gruppo di aeromodellismo di Rothrist, la sopravvivenza di questa disciplina mi sta certamente a cuore. Purtroppo, mi sembra spesso di essere l’unico a pensarla così. Molti aeromodellisti hanno la sensazione che il mondo li stia aspettando e non possa fare a meno di loro. A questo proposito, vorrei raccontare due brevi storie.
Dato che il tempo non invitava proprio al volo a vela, alcuni modellisti (non di Rothrist) hanno tirato fuori i loro modelli a motore elettrico e hanno volato nei pressi del ristorante di montagna a una velocità da far tremare le pareti. Così è successo ciò che doveva succedere. I colleghi del pilota lo incitarono a volare sempre più veloce e più in basso. Preferibilmente passando tra la casetta informativa e il palo segnaletico. Il modello ha sfiorato il muro, si è disintegrato nei suoi componenti e il motore si è conficcato nella parete del rifugio a pochi centimetri sopra la testa di un collega del pilota, rimanendovi incastrato. Potete immaginare voi stessi quali conseguenze
se il motore fosse volato un po’ più in basso.
Gli stessi piloti dell’anno scorso sono semplicemente arrivati alla Grosse Scheidegg, nonostante la proprietaria dell’albergo, su nostra richiesta, avesse detto loro che non c’era più posto in hotel. Non ho nulla contro i colleghi modellisti, ma dopo l’esperienza dell’anno scorso eravamo ormai diffidenti. Alla Grosse Scheidegg bisogna camminare circa 10-20 minuti per raggiungere i campi di volo, insieme ai numerosi turisti ed escursionisti presenti. C’è sì una strada, ma lì vige il divieto di transito per chi non è autorizzato. Nonostante questo divieto e la buona volontà di non infastidire turisti ed escursionisti, i nostri «colleghi» hanno riempito il furgone VW con i modelli e i propri compagni e si sono diretti verso un punto di decollo. Quando ho chiesto loro perché non avessero
rinunciassero a questi viaggi di trasporto in montagna, pur tenendo conto della reputazione già compromessa dai piloti selvaggi e dai teppisti dei droni, ho ricevuto solo un’alzata di spalle. L’espressione sul volto del mio interlocutore, però, la diceva lunga. «Ma tu sei proprio un pazzo. Qui facciamo quello che vogliamo, dopotutto siamo modellisti e i turisti e gli escursionisti si divertono con noi», mi ha detto. «Sai, qui al nostro aerodromo per modellini, gli escursionisti si divertono quando voliamo.» Che testardo!
Passiamo ora alle conclusioni che si possono trarre da queste storie. Sì, si tratta solo di aneddoti isolati e probabilmente non applicabili in modo generalizzato, ma che tendono sicuramente a contenere un non trascurabile granello di verità. A causa del proliferare di teppisti con i droni e dell’enfatizzazione degli incidenti con i droni da parte dei media – spesso all’oscuro dei fatti – nonché delle manovre di piloti di aeromodelli affetti da manie di grandezza, il nostro
nostro hobby rischia di essere considerato dal mondo estraneo al modellismo come un male necessario. In alcune zone sono già state prese misure severe e il modellismo aereo è stato vietato. Il fatto che ci siano modellisti che ritengono che il modellismo sia la cosa più importante in assoluto e che tutti gli altri debbano accettarlo potrebbe danneggiare la reputazione di questa attività.
Non so se vogliate pubblicare queste storie. Tuttavia, non sarebbe certo male ricordare alla comunità degli appassionati di aeromodellismo che, sebbene per noi l’aeromodellismo sia molto importante, Se però vogliamo continuare a praticare il nostro hobby, dipenderemo sempre più, col passare del tempo, dalla buona volontà delle autorità e, cosa quasi ancora più importante, dei cittadini. Il cittadino sbagliato nel momento sbagliato nel posto sbagliato può avere conseguenze devastanti sul nostro hobby. ■
Cordiali saluti
, E. Japichino

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