BENVENUTO, NUOVO MEMBRO!

Sotto l’egida della SMV sono riuniti circa 8000 soci – ma il loro numero è in costante calo – più di 100 all’anno. Il modellismo aereo ha quindi bisogno di nuove leve. Ma come si fa a reclutarle e cosa si intende in realtà per “cultura dell’accoglienza”?
Si entra a far parte di un’associazione perché si desidera approfondire l’interesse per una determinata attività e per praticarla insieme a persone che condividono gli stessi interessi. L’associazione, a sua volta, è normalmente interessata a nuovi soci che partecipino attivamente alla vita associativa, rimangano nell’associazione e, a seconda delle competenze e delle capacità, desiderino in seguito assumere anche una carica nel consiglio direttivo o nella federazione. Pertanto, la cultura dell’accoglienza deve andare ben oltre il primo giro di presentazioni.
L’SMV si aspetta che le associazioni assumano un ruolo attivo nella ricerca di nuove leve, ad esempio organizzando eventi nell’ambito dei «Ferienpass» e giornate dedicate ai giovani. Sarebbero auspicabili anche attività di pubbliche relazioni e buoni contatti con le scuole. «L’associazione deve anche avere un piano su ciò che intende e può offrire ai giovani al termine dei programmi “Ferienpass”. Sono necessari membri che ricoprano il ruolo di “responsabili juniores o delle giovani leve” e che si occupino delle nuove leve. L’ideale è che siano integrati nel comitato direttivo dell’associazione, in modo che le informazioni circolino e i giovani si sentano valorizzati e a pieno titolo», afferma Martin Schneebeli a nome del comitato direttivo dell’SMV. La pratica dimostra quanto sia difficile realizzare progetti per i giovani in modo efficace e sostenibile.
Sono soprattutto i giovani a iscriversi al corso di modellismo del club di aeromodellismo di Staffelbach. Nei mesi invernali, nel corso di 10-12 serate, costruiscono un modellino sotto la guida esperta di Adrian Hunziker e di altri volontari del club. Si potrebbe pensare che ci sia un gran numero di giovani nel gruppo, ma Hunziker, che ricopre anche il ruolo di responsabile giovanile, relativizza: «La maggior parte dei partecipanti viene ancora per i voli di prova, dopodiché di molti non si sente più parlare, nonostante offerte come i voli accompagnati». Nemmeno la prospettiva di partecipare alla competizione interna di volo a vela li porta all’aerodromo. Per Hunziker ciò è tanto più sorprendente in quanto il modello e gli accessori costano circa 500 franchi e sono state investite così tante serate. Esperienze simili si sono avute negli ultimi anni anche durante il workshop «Young Silent Wings» (vedi articolo nell’ultima edizione).
Il sostegno dei genitori ha un grande peso nel determinare se i giovani continuino a dedicarsi a progetti di questo tipo. «Gli aeroporti non sono proprio dietro l’angolo e trasportare tutto il materiale richiede anche una certa organizzazione logistica con i genitori o altre persone che danno una mano», afferma Schneebeli. A ciò si aggiunge il fatto che i giovani o i loro genitori hanno altri impegni, i cui orari si sovrappongono a quelli degli allenamenti. Non è una novità che gli interessi dei giovani cambino rapidamente e che finiscano per abbandonare il modellismo aeronautico. Ciononostante, la federazione punta sui giovani quando si tratta di promuovere le nuove leve. «È molto sensato avvicinare i giovani sin da piccoli e “contagiare” loro la passione per il modellismo aeronautico». Molti in seguito si trasferiscono altrove o intraprendono una carriera in un altro settore dell’aviazione. In questa fase della vita, il lavoro, la famiglia o altri hobby hanno la priorità. Più tardi, quando si ha di nuovo più tempo a disposizione, ci si ricorda del modellismo aereo e si ricomincia», spiega Martin Schneebeli.
N.P. (nome noto alla redazione) ha scoperto l’aeromodellismo da bambino grazie a una famiglia di amici che lo portava con sé all’aerodromo insieme al proprio figlio. Quando si è trattato di iscriversi all’associazione locale, questa ha rifiutato la sua richiesta perché N.P. risiedeva in un altro cantone. «È passato molto tempo, ma il problema esisteva già allora. C’è un giovane che vuole avvicinarsi a questo sport e non lo si accetta.» Questo fa riflettere l’uomo, oggi adulto. «Non era nemmeno che avessero raggiunto i limiti della loro capacità.» Altri bambini e ragazzi avrebbero forse rinunciato a quel punto al desiderio di avvicinarsi al modellismo aereo. Ma suo padre si mise alla ricerca di altre associazioni. Alla fine furono accolti in un altro gruppo – anch’esso al di fuori del cantone di residenza. Anche lì, ricorda, c’era stata una certa resistenza da parte di alcuni soci all’accoglienza. Nel frattempo, N. P. è membro di diverse associazioni. Per quanto riguarda l’accoglienza e l’integrazione nell’associazione, ci sono delle differenze, dice N. P. «Quando ero più giovane, alcuni soci si comportavano in modo distaccato e chiuso nei miei confronti.» Domande del tipo «Cosa ci fa lì? Ne è capace?» gli provocavano disagio. «Poi c’è il contrario, ovvero quando gli altri soci ti vengono incontro, ti parlano e ti fanno domande. Così ci si sente a proprio agio fin dall’inizio!» Per N.P., la cultura dell’accoglienza consiste nel fatto che i soci si avvicinino al nuovo arrivato senza pregiudizi e lo accolgano senza che questi debba prima dimostrare il proprio valore. Non serve altro. Per lui è importante lo scambio sociale. Ciò può includere anche mangiare o bere qualcosa insieme dopo il volo.
Molti coltivano una cultura dell’accoglienza senza rendersene conto, perché avviene in modo naturale. Quando Adrian Hunziker, mentre volava, fu notato da un ragazzino, gli chiese se anche lui avesse qualcosa di «telecomandato» a casa. «Macchinine», rispose il ragazzo. Hunziker gli chiese se fosse interessato ai modellini di aerei. Il ragazzo rispose di sì e aggiunse che però non aveva i soldi per comprarne uno. Hunziker si offrì di portare una volta al campo di volo un modellino con doppio comando e di farglielo provare. «Gli ho dato il mio indirizzo e-mail. Appena tornato a casa, avevo già un suo messaggio nella mia casella di posta. Non vedeva l’ora di incontrarmi al campo di volo ed è stato uno di quelli che, entro la fine dell’anno, sono riusciti a volare da soli», racconta Hunziker. «Ha frequentato il corso di costruzione ed è stato attivo a lungo nell’associazione. Ormai è amico di mio figlio. Per il momento ha smesso di volare. I ragazzi ora stanno studiando e hanno altri interessi.»
Hunziker trae delle conclusioni dai riscontri ricevuti dal corso di costruzione: «Invertiamo il sistema e in autunno organizzeremo una giornata di volo ricreativo, durante la quale tutti potranno provare a volare con i comandi doppi. L’idea è quella di attirare l’attenzione di chi scopre il proprio interesse e talento per l’aeromodellismo sul corso di costruzione che si terrà in inverno. Fino all’inizio del corso potranno volare con noi quattro o cinque volte. Questo dovrebbe essere uno stimolo a continuare a volare con il modello che hanno costruito da soli. Hunziker ha altre idee su come potrebbe entusiasmare i giovani per l’aeromodellismo e la vita associativa. «Si potrebbe smontare e rimontare insieme ai ragazzi un motore a benzina, per poi montarlo su un modello e metterlo a punto. La saldatura è quasi all’ordine del giorno nel modellismo. Anche questo si potrebbe mostrare ai ragazzi. Altrettanto utile sarebbe trattare argomenti nel campo dell’elettronica e della tensione delle batterie.» Sarebbero ipotizzabili anche delle gite, ad esempio alla fiera del modellismo di Friedrichshafen. Quanto possa essere semplice organizzare una giornata di prova lo ha dimostrato l’MFV Wettingen, che ha distribuito volantini nelle zone limitrofe, ottenendo circa 20 iscrizioni. E anche se solo una minima parte di questi partecipanti alla giornata di prova scoprisse il modellismo aereo come nuovo hobby, l’associazione avrebbe comunque offerto un’esperienza positiva ad alcuni vicini. La cultura dell’accoglienza non è quindi né dispendiosa né una scienza, ma semplicemente l’opposto del rifiuto. Essere aperti verso chi è interessato, essere disposti a spiegare il proprio hobby e a condividere le proprie conoscenze. ■
*Andrea Bolliger*
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