BORZONI
Il numero di modelli svizzeri di motori a combustione interna degli anni ’30 e ’40 è relativamente esiguo. Tra i modelli più noti figurano il Riedstern di Alwin Kuhn, il Dyno di J. Klemenz, il Pionier di W. Schramme e il Moskito, il cui progettista è sconosciuto. Di molti di questi modelli sono stati conservati anche i progetti di costruzione, grazie ai quali le conoscenze relative a queste realizzazioni non sono andate perdute.
Un modello che all’epoca ricorreva spesso nella letteratura era opera del noto modellista bernese Willy Tauss, presidente e cofondatore del gruppo di aeromodellismo di Berna: il modello «Borzoni» del 1942. Purtroppo, finora molti tentativi di rintracciare un progetto o anche solo degli schizzi di questo modello sono rimasti senza esito. Non è nemmeno del tutto chiaro se sia mai esistito un vero e proprio progetto di costruzione. Sono tuttavia note diverse foto che ritraggono questo splendido modello, tra l’altro nell’opera di riferimento sull’aviazione svizzera del Dr. Erich Tilgenkamp (*Figura 1*).
Nel 1942 Willy Tauss partecipò con successo al Concorso Nazionale ad Arosa con il suo Borzoni. Questa splendida foto a colori in

Il libro, famoso in lungo e in largo, potrebbe aver contribuito a far sì che molti modellisti di antichità nutrissero il desiderio di poterlo riprodurre, per mantenere viva questa costruzione rivoluzionaria. La speranza, tuttavia, di trovare un giorno un progetto era ormai ai minimi storici dopo anni di ricerche infruttuose.
Nell’autunno del 2010 si è poi verificato un piccolo miracolo. Urs Brand, attuale presidente della MG-Bern, ha ricevuto un’e-mail con una piccola foto di un modello d’epoca e un breve testo: «Ti interessa?» L’e-mail proveniva dal quartiere bernese di Kirchenfeld, dove quell’aereo aveva trascorso gli ultimi decenni appeso in una cantina del leggendario Café Royal del signor Fritz Frei. A seguito di uno sgombero, il modellino doveva ora essere rimosso. Urs reagì immediatamente e informò Peter Renggli, che negli anni precedenti aveva organizzato diversi raduni di modellismo d’epoca per conto della MG-Bern. Peter riconobbe il motore montato come un DYNO I e intuì subito che il modellino doveva essere una delle leggendarie creazioni di quel tempo. Lo andò quindi a ritirare a Berna, salvandolo così dallo smaltimento definitivo.
Quando Peter mi ha mandato le foto del modello, non ho dovuto guardarle a lungo. Sono quasi caduto dalla sedia: era un BORZONI! La distanza tra le ordinate e il numero delle centine corrispondevano a quelli delle foto che conoscevo. Solo la parte anteriore della fusoliera era risultata un po’ squadrata e il carrello di atterraggio era posizionato un po’ troppo in basso (*figura 2*).
Dopo aver comunicato a Peter la mia scoperta, abbiamo concordato che avrei misurato il modello e ne avrei disegnato un progetto. Così il modello è stato ricostruito pezzo per pezzo. Per me era importante che il vecchio modello venisse conservato. Non l’ho quindi smontato per ricavarne le misure. Grazie ad alcuni fori nel rivestimento, però, è stato possibile ricostruire perfettamente anche l’interno. Attraverso uno di questi fori ho poi scoperto anche la prova definitiva che il modello era effettivamente un Borzoni: su una delle centine dell’ala era scritto a mano con la matita: «Borzoni». Nel frattempo ho restaurato «staticamente» il modello originale, estremamente fragile. Deve essere conservato come autentica testimonianza storica.

Per quanto riguarda il nome del modello, va ancora precisato quanto segue: Giovanni Borzoni era un pilota acrobatico italiano, le cui esibizioni probabilmente impressionarono così tanto Willy Tauss,

che ha dato al suo aereo il nome di quest’ultimo. È possibile che Willy abbia assistito, in occasione del raduno aeronautico internazionale del 1937 a Dübendorf, a come questo Borzoni abbia fatto scalpore.
Durante la ricostruzione del modello, non ho perso l’occasione di tracciare e ritagliare i singoli componenti direttamente sul compensato. L’obiettivo era quello di ottenere, oltre al progetto di costruzione, anche un modello in grado di volare. Le misure erano molto plausibili e recavano la firma di Willy Tauss, che aveva sempre progettato i suoi modelli su «carta Hüseli» da 4 mm. Questa indicazione mi era stata fornita un tempo da Ernst Schlachter. A differenza del modello originale, ho dovuto ricavare alcuni dettagli dalle foto storiche, poiché nel modello erano stati evidentemente realizzati in modo diverso rispetto alla costruzione originaria. Ad esempio, la già citata forma squadrata della prua della fusoliera e del carrello di atterraggio, nonché dettagli minori come la posizione del timone di profondità sulla fusoliera, la realizzazione del timone di coda e simili. Christian Tanner mi ha aiutato molto nella ricerca delle foto storiche.
Il coronamento del lavoro e la ricompensa per tutte le fatiche è stato infine il primo volo del Borzoni, tornato a nuova vita, l’11 aprile 2011 (*Figura 3*). Il motore DYNO, che sta per compiere 70 anni, funziona ancora oggi in modo affidabile
fino a quando il serbatoio non è vuoto e ha portato il modello in quota in tutta sicurezza. Il volo è fantastico. Le caratteristiche di volo sono semplici, proprio come si addice a un modello da volo libero di quell’epoca. Per motivi di sicurezza, però, il mio modello è naturalmente dotato di un radiocomando.
Il progetto di costruzione è ormai completato ed è disponibile per tutti gli interessati tramite l’archivio dei progetti dell’IG Albatros:
<http://www.ig-albatros.ch/modellplanarchiv.html>
Il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno contribuito alla conservazione di questo modello svizzero, in particolare alle persone citate nel testo. Nella lunga storia dell’aeromodellismo svizzero è stato colmato un’ulteriore lacuna.
Per concludere, ancora una richiesta: nonostante la mia ricostruzione sia riuscita, non ho ancora perso la speranza che un giorno possa spuntare fuori un disegno originale di Borzoni. Da qui il mio appello a tutti i lettori che dispongano di indicazioni o addirittura di documentazione: vi prego di metterle a disposizione dell’autore o dell’IG Albatros, nell’interesse della conservazione dei vecchi progetti.
*Thomas Ghisler,
MG-Münchenbuchsee,
ghisler@gmx.ch*

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